A volte viene la nostalgia
di quando si saliva
a prendere l'ultimo calore
del sole d'autunno.

Lei silenziosa prima della nanna del pomeriggio,
io felice di avere per mano un tesoro.
Si passava sotto la torre dell'orologio,
"'L Ciochè d'le ronsee",
aspettando le lancette delle tre.
Poi si correva sulle pietre lucide,
con il fiato corto io,
con le scarpette leggere lei.
La meta era in cima alla collina
con lo sguardo verso il piano:
il castello.
Ci si accomodava nel parco,
raccontando storie di dame e cavalieri,
di eroi ed eroine
che un tempo tra quelle stanze
conducevano la loro vita.
Saloni affrescati,
ricchi di parole di giorni lontani
che noi due sole solette
stavamo ad ascoltare.
I rintocchi del campanile
ci dicevano che era terminata l'ora.
Si ritornava passando per il sentiero
che s'infila tra le case
e l'antica Chiesa del Castello.
Due minuti nel paese,
dieci nel lettino
con gli occhi chiusi pieni di storia.
Adesso ho capito
quello che un tempo solo intuivo.
Con loro
non va sprecato mai nulla...
le parole,
i passi,
il sole sulla fronte,
il soffio del respiro nel sonno,
la danza di dame e cavalieri.
In realtà anche con noi stessi
ogni attimo è prezioso:
un'alba prima del lavoro,
lo sguardo di un amico,
una camminata per ricordare,
anche se non abbiamo aperto
chissà quali porte,
anche
senza eroi ed eroine...
Oggi però mi sono mancate
le sue scarpette leggere.
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