martedì 18 settembre 2018

Occasioni


Le occasioni vanno colte,
soprattutto quando riguardano la famiglia.


Mi spiego.
Se il tuo ragazzo diciassettenne,
ti chiede il sabato sera,
prima di uscire con gli amici,
di andare al mare 
per salutare l'estate,per un ultimo bagno,
con te ed il marito...
con i genitori,
(ho capito bene?),


allora la risposta 
è immediata
e null'altro ti passa per la mente:
un'occasione insperata,
un sì convinto,
senza se o ma,
anche col brutto tempo,
anche se ci saranno le code in autostrada.


E'  raro che a quell'età
vogliano semplicemente stare con te,
godere del sole e del cielo ,
di un'acqua ancora tiepida e soprattutto tersa,
di un giorno a chiacchierare,
a ricordare e a ridere di avventure passate.


Poi la sera tu pensi che è stato bellissimo,
e lui nel silenzio tranquillo
davanti al cellulare
condivide con gli amici,
gli scogli,l'orizzonte,il piatto di fritto di mare
ed anche la nostra foto sul molo,
dunque anche a lui è piaciuto:
questo sarà il nostro ricordo felice.


Noi e lui.

Come la ghirlanda settembrina fatta di
piccole ortensie cresciute sul terrazzo
e un mazzo comprato al mercato
dai colori gentili:
"La vorrei,la vorrei,"
dice la figlia grande,
"ma io l'ho fatta per te."
rispondo io.


Eco cosa intendo per 
Slow life oggi:
pezzi di tempo regalati
per sorridere insieme,
per cogliere le occasioni
e quelle felici
si riconoscono.






giovedì 13 settembre 2018

Sorridere


Ieri stavo camminando nella mia classe,
di sicuro parlavo,
passavo tra i banchi
cercando di raggiungere tutti con lo sguardo,
li vedevo attenti e partecipi,
mi parevano soddisfatti,
direi quasi contenti
visto che poi era la penultima ora di scuola.


Mi sono fermata di fronte alla cartina
che sta in aula
ed ho cercato con gli occhi Dallas;
d'istinto l'ho toccata,
quasi come se riuscissi
a sfiorare il ciuffo di capelli
del mio ragazzo americano,
un gesto improvviso
che ha bloccato le mie parole
e che i ragazzi hanno colto.

"Scusatemi,avevo voglia di accarezzare mio figlio..."


Ed è così che abbiamo interrotto la lezione
e siamo andati nel cortile
a sussurrare alla Terra
il nostro canto di guarigione.


Non mi capaciterò mai abbastanza 
di quanto sia stato semplice
farlo con i bambini di quasi tutte le classi.

Dopo attimi di incertezza,
tipo piedi scalzi sull'erba,
sole troppo caldo
o viceversa,
venticello troppo fresco,
tutti abbiamo avvertito la potenza
suggestiva di questo canto.


Lo strabiliante è poi il silenzio
che sa generare,
in alunni che generalmente non lo praticano molto.

Si ritorna con l'erba tra i piedi,
condizione assai poco usuale 
per una classe alla scuola Primaria,
e Dallas è sempre lì,
ma come è che mi pare più vicina?

Sorrido.


A casa ,con un briciolo di tempo
ho realizzato un piccolo pannello all'uncinetto
con i colori dei giorni più freschi,
quando arriveranno.

Una criniera di leone da appendere 
come dice il piccolo.

Se poi trovo una lana leggera nelle esatte tonalità delle ortensie
un po' scolorite del mio giardino,
non resisto
ed anche quando passeggio tra i banchi a scuola
immagino cosa potrò fare...

Sorrido



venerdì 7 settembre 2018

E Malama:Canto di guarigione per la madre Terra


 Mi sono svegliata presto.

Credits
Prevedo la classica giornata di una maestra 
che va a scuola a preparare l'aula ed i primi lavori dei bimbi.
Mi incanto a guardare il sorgere del sole,
per un attimo mollo i pensieri,il da farsi,il consueto,la velocità e scrivo ad un'amica:
"Oggi necessito di una spiaggia con davanti il mare,semmai pure l'oceano."

Ed è così che nasce il canto da proporre lunedì agli alunni,di certo più storditi di me.

Credits
Canto di guarigione per la madre Terra,così si chiama:

Lo eseguono gli hawaiani  davanti alle onde.

L'ho imparato al Workshop di canto corale a cui ho partecipato,da un Maestro dal talento incredibile Yoshihisa Matthias Kinoshita.

Credits
Il mio ragazzo ha accettato di seguirmi in questa idea 
e mi ha accompagnato alla chitarra,lui che suona il violino.

Voglio cominciare con calma,lunedì,
a piedi scalzi sull'erba del prato che circonda la mia scuola.

Voglio portare piano piano lo slow life nelle mie giornate 
e di ciò ringrazio Sarah di Shabby Chic Interiors 
che ha dato voce ad un'esigenza che stavo sentendo ultimamente.

Voglio provare,anche se l'oceano lo devo immaginare.




lunedì 3 settembre 2018

Si ricomincia...da una ghirlanda


Settembre per me è sempre un inizio.
Essendo una maestra ciò è ovvio.


Mi piace tirare fuori i libri della nuova classe,
comprare quaderni e penne colorate,
pensare alle prime attività,indovinare come saranno cambiati i ragazzi,
cercare il materiale 
e porre un poco di ordine nella stanza 
che uso per programmare le mie lezioni.


Gli anni passati,con i miei quattro ,
era d'abitudine riempire i carrelli della spesa con ogni sorta di cancelleria.

"A che serve il quaderno ad anelli?"
"A chi la penna sferografica?"
"Chi ha bisogno dei fogli a protocollo e del quaderno pentagrammato?"

Per non parlare dei grembiuli.scarpe di ricambio e cartelline trasparenti...

Ora posso dedicarmi quasi esclusivamente alle faccende che mi riguardano,
quindi via libera alle idee,
iniziative o corsi di aggiornamento.


Mirabile è stato il workshop di canto corale 
a cui ho partecipato nei giorni scorsi,magari ne racconterò alcuni dettagli.


Colma di armonia,
nel silenzio della mia craft room
ho realizzato velocemente una ghirlanda settembrina,
ancora coloratissima
come si spera sarà questo mese.

Un intreccio semplice di tralci di vite
modellato a forma di cuore
su cui ho fissato dei fiori essiccati di Statice,
comunemente detti,"semprevivi".


Qua e là ho aggiunto le leggere corolle
della carota selvatica così presente nei nostri prati.


Infine ho legato in alto un nastro verde
e la ghirlanda è finita sulla porta:
welcome september!


sabato 18 agosto 2018

Crochet Landscape: paesaggio assolato sotto il cielo d'estate




Conosco un unico modo per silenziare un poco i pensieri,
quelli negativi,quelli che ti svegliano nel cuore della notte e che non riesci a dominare.


Per me è occupare la mente e le mani in un nuovo progetto


Se per caso è ardito è meglio.

Se devo fare e disfare senza essere pienamente soddisfatta è proprio perfetto.


Poi se alla fine lo accetto con le imprecisioni e i difetti,
vuol dire che il percorso ha avuto un senso.


Nella precarietà dei giorni,di questi che lasciano noi italiani senza parole,
voglio tenere negli occhi i paesaggi che ho visto durante l'anno.


Gli orizzonti di colore e di bellezza che scorgo osservando i viaggi degli altri,
di questa estate che volge al termine.


Ho cercato nel web senza trovare molto (qui un'idea che mi ha ispirata)
 e così ho rimosso gli indugi e ho provato a realizzare 
il mio paesaggio assolato sotto il cielo estivo.


Lo volevo davanti agli occhi,per questo il maritino ha lavorato a lungo 
e l'abbiamo posizionato sulla scala d'ingresso,
con nuove luci  proprio sul passaggio di tutti.


Un pannello di 50 cm di larghezza  tutto lavorato a maglia bassa,inseguendo i colori,
un po' quelli del mare,delle colline arse dal sole,
un po' quello dei parchi del Nord,del fresco che si infila nei venti e tra le nuvole:
un pizzico di mondo che sale con curve e discese come i nostri giorni qui.


Il punto pelliccia (ancora qui) rende a mio avviso il paesaggio più vivo.
Che ne so,magari è una fila di querce 
oppure la brughiera o i cespugli sulle dune 
o ancora una nuvola che non porta pioggia,
almeno non oggi.


Per farlo occorre:
scegliere i colori facendosi anche guidare da ciò che si vede oltre la finestra

usare filati di diversa grandezza per creare l'irregolarità preziosa che ci circonda

seguire l'orizzonte crescendo nelle curve delle colline

cambiare spesso l'andamento del lavoro,qualche volta orizzontale,altre  in salita o discesa

arricchire il panello con lunghe frange

legarlo in alto ad un bastone 

sorridere degli errori e  trovargli un posto adatto.


Adesso provo a farne un altro.





When I was 5 years old, my mother always told me that happiness was the key to life. When I went to school, they asked me what I wanted to be when I grew up. I wrote down ‘happy’. They told me I didn’t understand the assignment, and I told them they didn’t understand life.”


John Lennon


venerdì 10 agosto 2018

Il Dino Berretto Crochet


Il blog ha compiuto 4 anni 
ed anche lo scricciolo di casa sta per raggiungere questo traguardo.


C'è un solo modo per festeggiare come si deve:
realizzare un Dino Berretto all'uncinetto.


Praticamente uno stegosauro da portarsi sulla testa 
non appena i venti cambieranno e qui in Piemonte arriverà il fresco.

Quattro anni fa mai avrei pensato di tornare a lavorare all'uncinetto,
meno che mai avrei usato delle spiegazioni 
trovate sul web in inglese,
di sicuro poi ,non avrei pensato ad un dinosauro...


Comunque mi sono messa all'opera 
e davanti ad una serie di Netflix
 ho fatto e disfatto per alcuni pomeriggi.

Ho usato un cotone "lucertoloso" 
per creare il berretto (qui gli aumenti ),


tutto lavorato a mezza maglia alta fino alla grandezza desiderata.
Poi ho aggiunto "la coda" con diminuzioni graduali da una parte e dall'altra.

Infine ho realizzato "le piastre" da Stegosauro
 con un arancione vivace (qui le spiegazioni ),
alcune più grandi ed alcune più piccole per la fine della coda.


Infine ho cucito le placche sul berretto
 e qui non è stato facile:
sbagliavo a non inserirle in fila 
oppure lasciavo troppo spazio tra una e l'altra...
uffa quanto sono scarsa con l'ago e il filo.


Il risultato lo ha soddisfatto pienamente,
anche se mi ha detto che  non era così spaventoso,
ci volevano denti e sguardo cattivo.
Sarà per un'altra volta,magari con il T-Rex.


Ed adesso andiamo fuori,tra l'erba dove pare essere a suo agio:
chissà se mi aiuterà in giardino,nuovamente ridotto a giungla.

Ecco cosa sono stati 4 anni di blog:
un aiuto.