giovedì 20 luglio 2017

Pesche e lavanda


In uno di questi pigri pomeriggi di luglio,
ti arriva un cesto colmo di pesche.


Così decidi,
le sbucci,
le tagli a pezzi e le metti in pentola,
prepari i vasetti e una nuova marmellata
nasce nella tua cucina.


Naturalmente aggiungi lo zucchero
(come sempre 400g per ogni kg di frutta),
il succo di un limone 
ed una mela che aiuta ad addensare il composto.


Poi mentre stai dietro alla cottura lenta,
esci sul terrazzo,assapori questo caldo ma non troppo,


ascolti i passi dei figli sparsi per casa,
ridi con loro e progetti la serata,


magari anche la cena
in vista di un compleanno.


Tra pensieri lenti e non sempre leggeri
(c'è una partenza che si avvicina e rende lunghe le mie notti...),
mi accorgo delle spighe della lavanda ancora dimenticate sulla pianta.


E se,
profumassi la mia marmellata ...
sarà possibile od otterrò l'effetto saponetta?


Dopo un breve giro sul web
scopro che si può fare,
che poi questa confettura sparsa sui formaggi
o su crostate
è assolutamente divina,
così dicono.

Ci provo,
in fondo è lì a due passi dalla pentola;
preparo un infuso facendo bollire un po' d'acqua
a cui aggiungo alcune spighe di lavanda;
dopo un' ora filtro il composto e lo verso nella marmellata in cottura.


La cucina si riempie di fragranza.
Mi pare d'aver racchiuso l'estate nei barattoli
e sorrido da sola.
Poi arrivano gli altri e la vogliono subito provare:
il rotolo dolce si presta ad un assaggio immediato.


Assolutamente da provare,
e via a festeggiare
e magari a scarpinare
tra alberi e cielo.


Può rallentare questo luglio...
lo voglio tenere ancora un po' con me!






venerdì 14 luglio 2017

Cuscino Log Cabin


Come dicevo,quando sono andata a Saint Veran,
entrando in un locale,
sono stata presa da "folgorazione".


A me capita spesso.

Credits
Magari sto attraversando un momento di stasi creativa 
in cui voglio solo rallentare i ritmi, 
girare per casa,andare in giardino,
camminare in montagna o godermi la famiglia.

Credits

Non mi attira nessuna idea ,sono lì come in attesa.
Ebbene in quella graziosa Créperie ,su sedie e divani ,
di legno,di plastica,nuovi o di recupero 
come pallet trasformati in comode sedute,
erano sparsi decine e decine di cuscini colorati,
dalle forme più svariate,di lana,di cotone,
all'uncinetto,ai ferri o in tessuto con ricami:
un tripudio di sfumature,di intrecci,
di morbidezze che scaldavano in modo impareggiabile il locale.


Naturalmente il resto era rigorosamente bianco.


 Tra le risate perplesse dei miei che già mi conoscono, 
ho immediatamente capito quali erano i progetti futuri:
"Adesso riempio i divani e le sedie di cuscini lavorati all'uncinetto!"


Detto fatto:
mi sono procurata del cotone dai colori lucidi e accesi,
nelle tonalità che più si accordano al mio stato d'animo estivo
 e poi ho girovagato sul web alla ricerca di modelli e schemi per i cuscini.


Tra i tanti ho scelto di incominciare con la tecnica "Log Cabin":
un inseguirsi dei colori seguendo un particolare ordine,
rettangoli che circondano un quadrato iniziale.


Naturalmente all'inizio ho confuso un po' la sequenza dei colori,
poi ho imparato e nonostante il caldo 
ho ultimato le mie due  grandi piastrelle "Capanna di tronchi"
(quanto mi piace questo nome....).


Ho unito le due parti  con un giro di maglia bassa 
 e ho aggiunto quattro frange usando tutte le tonalità usate.


Un lato l'ho lasciato aperto,
fissandolo con alcuni bottoni verdi.
Poi l'imbottitura e via al giudizio della famiglia,
cominciando dal più esigente:
"Questo cuscino è mio!"
parola di Noah.








domenica 9 luglio 2017

Ramassin


E' così che si chiamano da noi le susine.


Da bambina,il nonno le faceva cadere,
abbracciava l'albero e lo scuoteva con forza
e  veniva giù una grandinata di Ramassin.
Io ridevo.

Credits
Meno divertente era però
stare accovacciati per ore a riempire le ceste,
sotto il cielo rovente di luglio.

Credits
Poi la nonna le cuoceva
ed il loro profumo dolce e aromatico
si spargeva per casa.

Credits
Una vera goduria
era mangiarle fredde,
dolci e forse un poco lassative,
un detox odierno direi...


Quest'anno sono venute in abbondanza:
 una manciata di alberi
praticamente abbandonati a se stessi
sulla collina.


Le susine calde di sole,
erano
pronte a diventare marmellata
nella mia caldissima cucina.


Non è stato difficile.
Si toglie l'osso,
si fanno bollire con lo zucchero 
(350 /400 g per kg di frutta )
 dopo un'ora e mezza di cottura 
si frullano con il minipimer
e si imbottigliano subito nei barattoli di vetro.


Si rovesciano i contenitori
e si aspetta l'arrivo del "tac" del coperchio:
ora la marmellata è al sicuro
e può starsene in cantina.

Non resterà che provarla su crostate
e formaggi
all'arrivo dei primi freddi,
o anche prima,
se non potremo resistere.


E' come mettere sotto vetro
questi giorni d'estate,
con la luce ed il caldo.

Fermiamoci un po'
che va meglio.


"Il Ramassin del Saluzzese fa parte del gruppo delle susine cosiddette "Siriache", originarie della Siria. Il frutto di piccole dimensioni presenta a maturità un colore blu violaceo e una volta maturo tende a cadere a terra. Questa caratteristica fa sì che il Ramassin tradizionalmente venga raccolto a terra, solo quanto i frutti hanno raggiunto la piena maturazione, e venga commercializzato senza classi qualitative di grandezza o di peso. Si tramanda che la vendita tradizionale non avvenisse a peso, ma bensì "al palot", cioè un tanto per ogni piccola pala di susine. Il frutto, oltre che per le piccole dimensioni, si differenzia dalle comuni susine per la sua dolcezza e per la sua aromaticità che lo rendono inconfondibile. E' una specie molto rustica che richiede poche cure e si mostra poco esigente anche in termini di difesa fitosanitaria."


lunedì 3 luglio 2017

Saint Véran


Ci sono dei posti che ti entrano nel cuore e ci restano.


Li ami da subito.


Ti incantano i dettagli,i colori,l'armonia che si respira.


Non pare bastarti mai il tempo per vedere tutto,


per assaporare lo stare lì e tenerlo impresso.


Ed ogni volta che vieni,
ti raggiunge quell'onda di emozioni,
del bello infilato in case,vie,nuvole e cielo.


Questo è per me Saint Véran, (2040 s.l.m.)
un piccolo paesino francese proprio al di là del confine,
nel sud-ovest del Piemonte.


Sarà che per raggiungerlo ,
si deve oltrepassare un colle,
perso tra le montagne,
sempre o quasi battuto dal vento e dalla nebbia.


Sarà che d'improvviso ti appare,
disteso sul versante scosceso dei monti,
circondato da declivi,scarpate,
boschi e prati silenziosi e fioriti.


Sarà che le case di legno e pietra 
raccontano le stagioni,


il tempo che passa,
il buono ed anche il difficile
 che percorre le vite degli uomini.


Sarà per i fiori,piccoli e sparsi nel prati 
o rigogliosi come non mai


 appoggiati a finestre e balconi 
o addirittura volanti sulle teste dei fedeli 
all'entrata della chiesa.


Tutto questo unito al fatto 
che quando vado a Saint Véran 
lo faccio sempre con chi amo.


La prima volta,anni fa ,
 ci andai con il maritino,
pieni di progetti e di vita innanzi.


Poi tornammo,con la famiglia in crescita:
una bevuta alle fontane,
una corsa nei prati,


i panini accanto alla chiesetta lassù sul poggio,
uno sguardo alle meridiane.


Ed oggi siamo qui per festeggiare la presenza di Lorenzo,
per condividere la bellezza
con chi diventa famiglia
anche se è nato in un paese lontano


e davanti ad un caminetto acceso il primo luglio
in una magica creperie,

sussurra ridendo
"Nice!"


Chissà che non sia anche amore a prima vista
per Matthew.


Io,poi,
ho trovato preziosi spunti
per la casa
e non vedo l'ora di cominciare.