mercoledì 10 agosto 2016

La nostra storia

Mesi fa partecipai ad un concorso.
Si doveva raccontare una storia,
una storia d'amore.
Immediatamente pensai a lui,
a noi:
non vi era altra storia che potessi scrivere.



La nostra fu una storia d’amore a prima vista, occhi negli occhi.
I suoi azzurri come certi cieli d’inverno ,i miei confusi e opachi...c’è da dire che io avevo probabilmente qualche ora e lui era il nonno ,con i capelli bianchi e tutto il resto.
M’innamorai subito del suo sguardo vivo ,divertente ,profondo.
Per non parlare del sorriso ,a piena faccia ,esagerato ,capace di trasformare un giorno grigio ,di dare leggerezza alle faccende di questo mondo.
Le sue sonori risate hanno travolto la mia infanzia in un abbraccio di cui ancora sento la forza.
Lui che amava con discrezione ,senza smancerie :era un uomo antico e sapeva farlo solo così.
Insieme siamo stati ovunque ,mano nella sua tasca :al mare ,nei boschi ,al circo, a guardar le stelle, ma più di tutto ci siamo intesi in solitaria.
Ore e ore nel frutteto ,nei campi ,sulle colline del nostro piccolo paese.
A raccogliere i primi fiori sulla scarpata ,la ciliegia più rossa ,i fichi sotto la pergola ,le castagne bollite che bruciano le dita :solo noi.
In questo tempo ,dilatato senza fretta ,ho trascorso la mia età da bambina ascoltandolo raccontare.


Lui lo faceva con una maestria ed un’arguzia senza pari ed io adoravo quei momenti.
Condiva le sue mille vite ,nato in Argentina ,il lavoro a sei anni ,la guerra ,il dopo, gli amici e molto altro con risate ,lacrime ,gesti, voci sussurrate e valanghe di parole con una tale istintività che ancor oggi mi par di ricordare i dettagli ,le sfumature di quella volta che…
Non so se tutto fosse accaduto realmente ,ma non importava; per ore accoccolata nei suoi pressi, immaginavo battaglie, viaggi, avventure, banchetti e notti da paura.


Sarà che ho ben ascoltato o forse ci accomuna una manciata di geni, ma anche io credo di essere capace di raccontare.
Ne ho la prova tra i banchi della mia classe con uditori che al quarto minuto già volgono l’attenzione altrove.
Ebbene, se ben presa, con l’aria giusta che circola in aula, riesco ad ammaliare la classe con sguardi ed occhi che seguono ben oltre il tempo critico.
Negli anni le cose sono un po’ cambiate, ma la nostra storia poteva solo crescere.
Naturalmente seguendo il corso della mia vita.


Raccontargli subito il primo amore, la casa comprata in centro, il matrimonio,
la mia  bambina, che lui vide prima di altri.
Nella notte in cui nacque era ricoverato nello stesso ospedale per altro e ricevendo le sgridate di infermiere e caposala s’avventurò al nido per vedere la piccola e poi piangerne seduto nel suo letto.
Così fu per la seconda, con il nome di “una volta” , come mi disse all’orecchio quel mattino.
Ovvio fu chiamare il mio primo figlio maschio come lui andando contro il parere di molti, niente mi pareva, ed ancora ne sono certa, più benaugurante per la sua piccola promessa di vita,
E per il mio ultimo rampollo, il nonno era già anziano e traballante sulle gambe, dunque s’accomodò nel cortile di casa,  seduto, per essere pronto per il nostro arrivo.
Paziente attese me e la carrozzina declamando con voce ancora sicura che lui sapeva che sarebbe arrivato al 2000 (si era nel 2001) e che avrebbe visto così tanta famiglia attorno alla sua vita.


Per mesi, dopo che se ne fu andato, mi misi a cercarlo in giro, tra le piante, nel silenzio dei prati, tra i volti degli  sconosciuti che incontri per via.
Poi capii.
Il suo dono più grande.
Lui mi aveva amato con libertà, senza pensare ai limiti o alle pienezze ,alla perfezione o alle mancanze, al silenzio o al chiacchiericcio fino a sera, al possibile o all’improbabile, alla bellezza o all’inconsistenza di certe ore, solo lui com’era, solo io come lo sono stata.
Perché questo amore non era basato su qui e ora, mutevole e mai perfetto, ma su qualcosa di più grande che ci travalicava e ci rendeva indispensabili ed assolutamente indipendenti l’uno all' altra.



Questo è quello che cerco di fare io con chi mi è vicino.
Ci provo.

Perché io non sono lui.


Auguri Lorenzo,
quello che è lassù
in braccio alle nuvole,
quello che è laggiù
sui banchi a Dallas...


E un poco anche a me.




5 commenti:

  1. Bellissimo il tuo racconto che ricorda il nonno e fa gli auguri al figlio !!
    Sai raccontare molto bene,come faceva tuo nonno e sai emozionare e commuovere come è successo a me !! Auguri a tuo figlio ed a lui in cielo !
    un abbraccio

    RispondiElimina
  2. Stupendo Lorenza!!!
    Quanto amore si legge in queste righe. Amore e rispetto. Ricordo prezioso questo
    Augui ai due Lorenzo!
    Bacio!

    RispondiElimina
  3. Lorenza e Lorenzi, lontani sconosciuti e lo stesso così familiari. Cavolo Lorenza, che bel racconto. Avrai vinto il concorso, credo :)

    RispondiElimina