lunedì 18 aprile 2016

Un giorno diverso


Ti ritrovi in auto a Torino,
un giorno terso di Aprile,
e te ne esci da Manualmente
con in borsa una raccolta di piccole cose.


Tre le tante,
esposte ad ingolosirti gli occhi,
proprio alcuni bottoni,


del cotone cangiante
 nelle sfumature della sabbia d'estate,


alcune perline di legno
o di resina bianca,
un nastro di pizzo
dal sapore lontano,
accessori per orecchini,
tre rose dall'aria sfilacciata
e una pecorella 
un poco smarrita...


Cosa ho in testa,
nel senso di come utilizzare
questo bottino
ancora non mi è chiaro.


La primavera mi confonde sempre,
 troppa bellezza
sparsa ai lati
e non sapere
da dove cominciare:
dal giardino,
i vasi sui balconi,
la casa da rinfrescare,
un nuovo lavoro al crochet per le sere
ancora con la luce?


Così inizi dal più bello
dei tuoi pensieri
in perenne frullo
nella testa:
un giorno con il piccolo.


Torni a divertirti
del nulla,
raccogli violette
e ne aspiri il profumo,
ti sporchi le mani d'erba,
canti e corri
quando non si dovrebbe,
ti accorgi del suo punto di vista
e fai una gara a piedi scalzi.


Forse la sera,
accanto agli occhi stanchi
e ricevendo il suo ultimo bacio
"bavoso",
comincia a spuntarti
una specie di sequenza,
di priorità,
per riempire il giorno seguente.


 In realtà pare già colmo,
però un angolino
si trova;
fosse anche per vedere 
Saluzzo al lunedì mattina. 


Come si fa a resistere al suo skyline?


Oggi vasi sui balconi.

SONNET 9

William Shakespeare


From you have I been absent in the spring,
When proud-pied April dress'd in all his trim
Hath put a spirit of youth in every thing,
That heavy Saturn laugh'd and leap'd with him.
Yet nor the lays of birds nor the sweet smell
Of different flowers in odour and in hue 
Could make me any summer's story tell, 
Or from their proud lap pluck them where they grew;
Nor did I wonder at the lily's white, 
Nor praise the deep vermilion in the rose;
They were but sweet, but figures of delight, 
Drawn after you, you pattern of all those. 
   Yet seem'd it winter still, and, you away,
   As with your shadow I with these did play.



Anche in primavera fui da te lontano
quando il leggiadro Aprile, tutto vestito a festa,
suscitava in ogni cosa un tale brio di gioventù
che rideva anche Saturno e con lui danzava.
Ma, né i canti degli uccelli, né il profumo dolce
dei differenti fiori sia in fragranza che colore,
potevano indurmi a pensare una gioiosa storia
o a coglierli dal grembo ove floridi crescevano:
e neppur mi affascinava il candor dei gigli
né potei apprezzare il rosso acceso delle rose;
non eran che profumi e deliziose forme
raffiguranti te, tu lor unico modello.
Ma per me era sempre inverno e lontan da te,
mi dilettai con loro come con l’ombra tua 





6 commenti:

  1. che belle foto, vedrai qualcosa ne uscirà fuori dal bottino.

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  2. Lorenza mia, tutto il tuo post è un tripudio d'amore dove si rispecchia la primavera nella maniera più fresca , più istintiva e più genuina. La nuca del piccolo, le tue prede per essere trasformate in capolavori( la pecorella mi fa una tenerezza infinita) i bei campanili della bella Saluzzo, la primavera che ci inonda stranamente quest' anno come fosse estate e a vole ci fa o sgambetto tornando autunno..
    Un bacio della buona notte e grazie delle tue belle cose!

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